La tua previsione regge ancora o sta già mentendo?
04 Feb 2026
6 min 46 sec
A febbraio molti piani continuano a sembrare coerenti. I numeri tornano, le dashboard non segnalano anomalie evidenti e il piano approvato a fine anno appare ancora sotto controllo. È una fase che rassicura il management e, spesso, anche il board. La previsione non è necessariamente sbagliata, ma spesso è costruita per confermare una direzione già in essere e non per metterla davvero alla prova valutando diversi scenari. I primi scostamenti vengono assorbiti, normalizzati, spiegati come temporanei. Le assunzioni iniziali restano in piedi, anche quando il contesto ha già iniziato a muoversi.
Il rischio quindi, per chi guida una scale-up con investitori nel capitale, non è tanto sbagliare una previsione ma piuttosto è continuare a prendere decisioni strategiche, allocare risorse e difendere una narrativa verso il board basandosi su numeri che danno una sensazione di controllo.
Quando una previsione “torna sempre”, la domanda da porsi non è quanto sia precisa ma “cosa non sta mostrando?”.
Febbraio: quando i numeri sembrano stabili, ma il contesto no
Siamo nel mese in cui il piano ha già iniziato a produrre effetti, ma non abbastanza da rendere evidente dove stia realmente portando l’azienda in termini di valore, rischio e opzioni strategiche. Le decisioni prese a fine anno sono operative, i team stanno eseguendo, i primi numeri reali iniziano a entrare nei report, e proprio per questo cresce la sensazione che il quadro sia sotto controllo.
È una fase ambigua in cui i numeri non segnalano emergenze, ma nemmeno raccontano tutta la storia. Ed è qui che diventa evidente il limite di un approccio lineare: osservare ciò che sta accadendo non basta più, perché il punto non è capire se il piano sta funzionando oggi, ma se continuerà a reggere e a sostenere scelte strategiche quando alcune variabili inizieranno a muoversi in modo non previsto.
A febbraio il tema non è correggere i valori, ma interrogarsi su:
- Le ipotesi su cui stiamo costruendo crescita, burn e milestone sono ancora solide?
- Stiamo intercettando segnali deboli che potrebbero impattare l’Enterprise Value nei prossimi trimestri?
- Stiamo esplorando alternative ora, o stiamo rimandando fino a quando diventeranno obbligate?
È in questo momento che scenari e simulazioni diventano centrali. Non come esercizio teorico, ma come modalità di governo. Simulare significa spostare l’attenzione da ciò che sta accadendo a ciò che potrebbe accadere se uno o più driver iniziano a comportarsi in modo diverso dal previsto. Significa smettere di chiedersi se i numeri sono coerenti e iniziare a chiedersi quanto il sistema è robusto rispetto a variazioni realistiche.
In questo periodo dell’anno le domande fatte sono ancora gestibili, perché le opzioni sono ancora aperte. Le decisioni non sono irreversibili, i vincoli non sono completamente cristallizzati, e il costo di una correzione è ancora contenuto. Ma per sfruttare questo spazio serve uscire dalla logica del “monitoraggio” ed entrare in quella della simulazione.
I 3 segnali che smascherano i piani fragili
Abbiamo capito che il punto ora non è verificare se i risultati sono in linea con il budget ma dobbiamo capire se il modello che guida le decisioni è ancora affidabile in un contesto che ha già iniziato a muoversi.
I KPI utili in questa fase non servono a misurare la performance, ma a intercettare dove il piano potrebbe smettere di sostenere la creazione di valore nel medio termine. Per questo è utile introdurre una gerarchia.
Qui vi proponiamo alcuni che devo assolutamente essere considerati.
1 - Segnali di qualità decisionale
Il primo livello di analisi riguarda la capacità di leggere correttamente ciò che sta accadendo.
Non è sufficiente sapere se la nostra previsione “tiene”, ma se sta reagendo ai segnali giusti. Diventa fondamentale osservare:
- la coerenza tra le assunzioni iniziali e i primi dati reali sui driver chiave del business
- la presenza di piccoli scostamenti ripetuti, più rilevanti di un errore isolato
- il numero di ipotesi che continuano a rimanere attive senza essere più validate
Questi segnali non parlano di errore, ma di inerzia. Indicano se il piano sta evolvendo insieme al contesto o se sta semplicemente adattando i numeri per restare coerente con se stesso.
2 - Segnali di tensione finanziaria anticipata
Il valore futuro è sotto pressione prima che lo sia il P&L? Le tensioni iniziano a emergere prima sul cash flow che sul conto economico. Per questo è utile guardare:
In questa fase è utile monitorare con attenzione:
- l’evoluzione della runway reale rispetto a quella pianificata, osservando non solo il livello ma la velocità con cui si sta riducendo
- il burn rate effettivo confrontato con quello implicito nel piano, soprattutto per capire se i costi stanno anticipando i benefici attesi
- trend dell’operating cash flow nel tempo, più che il suo valore in un singolo mese
Questi indicatori permettono di capire se l’esecuzione sta erodendo margini di manovra che, nel tempo, impattano direttamente Enterprise Value e capacità di sostenere il piano davanti al board.
3 - Segnali di execution risk
A inizio anno il rischio più sottovalutato è quello legato all’operatività. Molti piani funzionano solo se una sequenza di eventi si verifica senza attriti, e i KPI giusti servono a misurare proprio questa fragilità.
In particolare è utile osservare:
- lo scostamento tra i tempi di incasso ipotizzati e quelli reali, perché anche variazioni contenute sul DSO possono avere effetti cumulativi rilevanti
- il livello di concentrazione del fatturato e degli incassi su pochi clienti o su milestone non ancora sotto controllo
- la dipendenza del piano da eventi futuri che non sono direttamente governabili, come chiusure commerciali, rinnovi contrattuali o funding attesi
Questi KPI non indicano che qualcosa stia andando storto, ma mostrano quanto il piano sia esposto a variabili non presidiate.
Un esempio concreto
Una scale-up SaaS B2B con 12M€ di ARR e 15 mesi di runway può essere perfettamente in linea con il budget di febbraio e, allo stesso tempo, non avere visibilità su quale strada stia davvero massimizzando l'Enterprise Value.
Il piano prevede crescita del 35% su base annua, con un Net Revenue Retention del 110% e nuove acquisizioni concentrate su clienti mid-market. Il burn mensile è sotto controllo, il CAC Payback è nei limiti attesi, e le prime settimane confermano la traiettoria. Tutto sembra funzionare.
Ma il management non ha modo di sapere cosa succederebbe se:
- il tasso di conversione da trial a paying degradasse del 15% per una variazione nelle condizioni di mercato
- i tempi medi di chiusura sui deal enterprise si allungassero di 25 giorni
- un competitor iniziasse ad aggredire il segmento mid-market con pricing più aggressivo
- il tasso di interesse di riferimento continuasse a rendere più costoso l'accesso al capitale
- la retention su alcuni verticali iniziasse a mostrare segnali di instabilità non ancora evidenti nei dati aggregati
Ciascuna di queste variabili, presa singolarmente, può essere assorbita. Ma quale combinazione di queste, se si verificasse contemporaneamente, comprometterebbe l'Enterprise Value invece di limitarsi a rallentare la crescita?
E soprattutto, quali decisioni prese oggi su go-to-market, pricing, struttura dei costi, allocation del capitale ridurrebbero l'esposizione a questi scenari senza sacrificare opportunità di crescita?
Senza simulare scenari alternativi, il management continua a operare come se il piano fosse l'unica traiettoria possibile. Con le simulazioni, emerge quali leve sono davvero sotto controllo, quali dipendono da fattori esterni, e quali combinazioni di scelte strategiche costruiscono più valore anche quando il contesto si muove in modo imprevisto.
La domanda quindi non è "stiamo rispettando il budget?" ma "abbiamo valutato se le decisioni che stiamo prendendo oggi massimizzano l'Enterprise Value rispetto alle alternative possibili, considerando anche ciò che non possiamo controllare?"
Sei pronto a valutare cosa succede se alcune delle ipotesi su cui si basa il tuo piano iniziano a muoversi in modo diverso dal previsto?
Le simulazioni di scenario servono proprio a questo: creare uno spazio strutturato in cui esplorare alternative, testare decisioni critiche e misurare l’impatto delle scelte prima che diventino urgenti. Per questo affianchiamo CFO e leadership team in sessioni guidate di simulazione, costruite sui dati reali e sulle leve decisionali più rilevanti per il contesto specifico della scale-up, con il supporto di esperti che aiutano a interpretare i segnali deboli e trasformarli in decisioni consapevoli, quando il margine di manovra è ancora reale.
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Non sapere quale combinazione di variabili compromette l'EV costa più di qualsiasi singolo errore previsionale.